Il ricordo del nostro amico Marco, nelle parole del direttore artistico.

Si dice che quando muori ti passa davanti agli occhi tutta la vita, come un film. Per ora posso confermare che passa davanti agli occhi di chi resta. E si che di cose ne abbiamo fatte davvero tante in questi diciotto anni, caro Marco. Rivedo il primo giorno del primissimo cineclub. Quello in cui è iniziato tutto.. Quello fortemente voluto da Adina e dalle altre mamme del gruppo Asperger e che ha cambiato la vita a molti di noi. A te, a me. Vedo le prime timide uscite del gruppo, le passeggiate a Monti, il gelato a via Leonina. Tu Elena, Vittorio e Giulio. L’inseparabile Giulio. Vedo le tue presentazioni per il pubblico del Detour, da Rapina a mano armata a Un Bacio e una pistola. E poi il nostro viaggio a Torino per Cinemautismo e lì, l’intuizione: facciamo un festival tutto nostro! Rivedo la prima edizione di As Film Festival e poi la seconda, la terza, la quarta. E nel frattempo il gruppo cresce, arrivano Nicola, Paolo, Marco b, Serena, Marco s., Adriano, Erica. Sembra incredibile ma ad oggi ne abbiamo fatti 13 insieme di festival caro Marco, senza contare tutte le trasferte laziali, e gli eventi a Verona, a Rovereto… E nel frattempo ci siamo trovati anche una sede tutta nostra, e poi il progetto della web tv con Daniele, ad intervistare, Sermonti, Piccioni, Ferrario, Haber, Marchioni e Falaschi. E con Haber Marchioni e Falaschi ci abbiamo fatto pure un film. Un film vero. Rivedo la costumista di Quanto Basta che ti dice che non potevi indossare il borsello in scena perchè uno uguale lo portava il protagonista. Ma noi sapevamo benissimo che quel dettaglio lo avevano preso in prestito da te. Che tante cose raccontate in quel film le avevano prese in prestito da te. Dai tuoi racconti. Lei pensava fossi una comparsa, ma noi sapevamo che eri tu il vero protagonista. Ecco caro amico, quello che forse avrei voluto e dovuto dirti prima è che tu, nonostante le difficoltà che hai dovuto affrontare nella tua vita, non sei mai stato solo una comparsa, sei sempre stato protagonista, uno di quei personaggi che meritano il nome grande sul manifesto. E non solo nel tuo film, ma anche in quello di molti di noi. Anche nel mio film. Da quel primo incontro in via urbana, quando ti presentasti con la tua stretta di mano d’altri tempi, ci sei stato sempre. Sempre pronto, sempre disponibile, sempre preoccupato per l’altro e sempre il primo a dire “Facciamolo!” C’eri, nonostante la malattia e la stanchezza, anche all’ultimo festival e hai presentato i cortometraggi con lo stesso spirito di sempre. E c’eri appena dieci giorni fa, all’ultimo cineclub, quel cineclub che viene da lontano e che tu, Nicola e serena avete saputo fare vostro, orgogliosamente neurodivergente, un esempio unico di vera autodeterminazione e autorappresentanza.altro che le luci blu e i pezzi di puzzle. Caro Marco, ora è il momento di salutarsi, e lo vorrei fare come si fa sul set, quando un attore ha finito le sue scene. tutta la troupe si avvicina in piedi e il regista, ad alta voce dice “signori, oggi Marco, ha terminato il film!”. E tutti applaudono e si commuovono e si abbracciano. Ma quel film ormai c’è, è nel cuore di tutti, ed è per sempre. 

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In questi giorni è davvero difficile mettere insieme qualcosa di sensato per lanciare questa tredicesima edizione di ASFF. Continua a tornare nella mente di chi scrive una sola parola: Macerie. Non PACE, non TREGUA. Solo MACERIE. La mente corre all’apocalisse raccontata da Cormac McCarthy nel suo romanzo “La strada”, a quel bambino senza nome che cammina fianco a fianco a suo padre senza una meta precisa, cercando di sopravvivere in un mondo in cui gli uccelli “un giorno se ne andarono”. La mente vaga e si sofferma sulla notizia che King Trump intende riprendere i test sul nucleare. Erano in pausa dal 1992. L’anno del pestaggio di Rodney King. La mente vaga ancora: scorrono le immagini dell’ultimo, strepitoso film di Kathryn Bigelow, A House of Dynamite, in cui la regista ci ricorda che tutti noi, otto miliardi di persone, viviamo in una casa imbottita di esplosivo pronto a farci saltare in aria. Oltre 1000 armi nucleari molte delle quali ad innesco immediato. MACERIE. Cos’altro può esserci sul manifesto di ASFF di quest’anno? Cosa possiamo raccontare dopo i pupazzetti carini e puccettosi dello scorso anno? “Per ora ci sono solo macerie, ma col passare degli anni sarà molto bella”. Trump dixit. Si chiamerà Gaza Riviera. Genocidio? Ma no, che genocidio, è solo una ristrutturazione pesante. Magari ci sarà un campo da golf, come nel progetto di demolizione di Goon Docks, Astoria (Oregon). “Col passare del tempo sarà bella”. La mente ora corre al Burevstnik. Corre, è proprio la parola giusta. Si chiama così il missile a propulsione nucleare che ha volato per 15 ore coprendo 14.000 chilometri.E pensare che il Frecciarossa 9547 ci mette 7 ore e mezza per fare Roma-Taranto. Anche 11 ore se, nelle vicinanze di Salerno, trovano l’ennesimo ordigno bellico inesploso. Ma ce ne sono ancora in Italia? Quanto è passato? Quanti ce ne saranno in Ucraina di ordigni bellici inesplosi? E a Gaza? MACERIE, non PACE, non TREGUA, ma MACERIE. Quest’anno è davvero molto, molto difficile mettere insieme qualcosa di sensato per lanciare questa tredicesima edizione di ASFF.

 

– Cosa c’è, papà?
– Niente, è tutto a posto. Dormi.
– Ce la caveremo, vero, papà?
– Sì. Ce la caveremo.
– E non ci succederà niente di male.
– Esatto.
– Perchè noi portiamo il fuoco.
– Sì. Perchè noi portiamo il fuoco.


La Strada
Cormac McCarthy