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LO SGUARDO DEGLI ASPIE

 

L’articolo che segue, a cura di Giuseppe Cacace, è stato pubblicato nel numero di marzo 2012 della rivista Accaparlante, Ed. Erickson

 

Nel secondo numero di HP Accaparlante del 2011, Adina Adami ha raccontato i primi due anni di vita di un cineforum particolare frutto della collaborazione tra l’associazione Gruppo Asperger onlus, di cui Adina è referente regionale per il Lazio, e il Cineclub Detour di Roma. Il cineforum, avviato il 2 dicembre 2008 e pensato come momento di aggregazione, di socializzazione e di inclusione per ragazzi e ragazze Asperger, si è trasformato con gli anni, adattandosi alle richieste e alle esigenze dei ragazzi coinvolti. Nel 2011, quattro di loro, Elena, Giulio, Marco e Vittorio, tutti sui vent'anni, hanno manifestato il desiderio di partecipare attivamente all’organizzazione delle proiezioni. L’idea di un’autogestione delle attività ci è sembrata la naturale evoluzione del loro percorso. Il progetto, reso possibile grazie al sostegno del Programma Comunitario Gioventù in Azione, è stato denominato “Lo sguardo degli Aspie”, a voler sottolineare che, per la prima volta, tutte le decisioni, sia sul piano organizzativo che su quello artistico sarebbero state prese dai ragazzi, senza mediazione da parte di genitori o di psicologi che, in passato, avevano avuto un ruolo decisivo. Unici adulti autorizzatia supervisionare il progetto eravamo Riccardo Ponis (filmaker e musicista prestato al sociale) e il sottoscritto ma, posso garantirlo, il grosso del lavoro lo hanno fatto i quattro ragazzi. Ed è giusto che siano loro a parlarne. 

 

Giuseppe:Secondo voi, com’è cambiato il nostro cineclub nel corso di questi tre anni?

Elena: Mmmm… direi che... è aumentato il numero di spettatori!

Vittorio:Si, e poi potrei dire che il cineclub è migliorato, è più strutturato e soprattutto i film scelti non sono più solo per famiglie, ma anche per un pubblico più maturo.

Marco:Secondo me ci sono stati cambiamenti nella scelta dei film e nell’organizzazione ma, dal mio punto di vista, il cambiamento più grosso è stato nei rapporti umani. Nel senso che sono maturate amicizie tra noi. In un certo senso il cineclub da quel 2 dicembre ad oggi è diventato una parte fondamentale di me, della mia vita. Anzi, posso dire che la mia vita, la spinta verso la “vita esterna”, è cominciata proprio CON il cineclub. Detto questo è vero che in qualche modo sono aumentati gli spettatori. O meglio, sono aumentati gli interventi nel dibattito che facciamo dopo la proiezione dei film. Forse perché è cambiato il tipo di dibattito: si è passati dall’analisi critica del film al raccontare noi stessi, le nostre ansie, le nostre emozioni.

Elena: Solo alcuni sono riusciti a parlare di se stessi, altri no. Personalmente il dibattito mi ha aiutato a capire come discutere e confrontarmi con altre persone. Tu dici la tua, ascolti quella degli altri e le metti nel tuo bagaglio. E poi nei film vedi modi di vivere diversi dal tuo, ne trai ispirazione e alla fine impari come comportarti.

Vittorio:Io non credo di aver parlato mai di me, perché… per esempio, guardando ProvaciancoraSam, il primo film che abbiamo proiettato…io non vedevo nulla in comune col personaggio del film. Altre volte magari mi rivedevo nei protagonisti dei film ma sceglievo di non partecipare al dibattito. Ci tenevo a restare un po’ in disparte non vedendo molto in comune tra me e gli altri ragazzi presenti.

Marco: Io inizialmente mi limitavo a parlare del film che avevamo appena visto. Credo di averci messo un anno prima di cominciare a parlare di me prendendo spunto da quello che vedevamo. Diciamo che avevo un forte blocco emotivo. Volevo avere delle amicizie ma non mi decidevo a coltivarle. E questo da sempre, succedeva regolarmente anche a scuola. 

Giulio: Io sono arrivato quasi alla fine del primo anno di proiezioni. Ricordo il film, Gallineinfuga. Venivo da un periodo in cui ero molto solo e non avevo amici e quindi all’inizio stavo male perché non conoscevo nessuno. Insomma mi sentivo isolato mentre gli altri già si conoscevano. Ma questa sensazione è durata poco perché ricordo di aver fatto subito amicizia. Oggi, sono amico di Marco, Elena ed altri e col tempo ho imparato a frequentare altre persone fuori dal cineclub.

Marco: Sinceramente partecipando al cineclub non speravo di conoscere gente. Ero entusiasmato dall’idea di partecipare a qualcosa che riguardasse il cinema, ma al massimo pensavo al cineclub come un modo per riempire il tempo libero. Invece, non so, è come se con il cineclub ho voluto sforzarmi di superare questo blocco emotivo che mi frena nei rapporti con gli altri. Perché?  Perché l’ho sentito come un ambiente più protetto di altri e quindi ho avuto meno paura di interagire. Anche se la mia paura di approfondire i rapporti, insomma, ce l’ho ancora e forte. All’università per esempio non è facile. Mettiamo che dei colleghi mi invitino ad uscire o ad andare a casa loro… io non sono pronto a dire sì all’invito. Allo stesso tempo ho paura che il mio rifiuto possa essere frainteso. Allora mi tengo a distanza. Nel cineclub invece sono me stesso. O meglio lo sono più che in altri contesti.

Elena: Io avevo già altri amici a scuola, a teatro e fuori con cui uscivo e facevo cose ma così ho conosciuto altre persone e fatto nuove amicizie.      

Giulio: Forse per me è cambiato qualcosa in famiglia. Prima mi lamentavo di più per il fatto che non sapevo come passare il tempo e che non avevo nessuno con cui uscire. Cercavo una compagnia nei miei genitori pur sapendo che avevo bisogno della compagnia di miei coetanei. Oggi che ho degli amici credo di essere più calmo a casa, credo di lamentarmi meno.

Vittorio:Diversamente da loro io non sono mai stato interessato a questi aspetti. Non cercavo amici, non in un contesto Asperger almeno. Quello che mi interessava del cineclub era il discorso pratico, l’aspetto lavorativo. Diciamo che questa è stata la principale novità di quest’ultimo anno.

Marco:Siamo passati dal ruolo passivo di spettatori a quello attivo di organizzatori. Ci siamo riuniti e…

Vittorio:…e abbiamo deciso che avremmo fatto due proiezioni al mese: una il sabato adatta ad un pubblico più giovane, e un’altra il martedì per un pubblico più adulto, una rassegna di classici del cinema Americano di cui si è occupato prevalentemente Marco. 

Elena:Si, e non dimentichiamo che la rassegna del martedì nasceva dal fatto che avevamo deciso di aprire il cineclub a chiunque e non solo ai nostri amici.

Marco: Aprire al pubblico significava non ghettizzarci.

Giulio:Significava conoscere più gente, socializzare con altre persone oltre alle solite del nostro gruppo…

Vittorio:E finalmente con persone non Asperger. Io mi trovo più a mio agio con persone non Asperger. Per vari motivi. Non sono come me e non hanno la mia personalità. Uno si diverte di più.  I non Asperger sono più aperti, non hanno atteggiamenti infantili. Non sono Asperger, ecco.

Marco: Tornando alla rassegna, abbiamo pensato di provare a organizzare un ciclo di proiezioni dedicate al classico americano dagli anni ‘40 agli anni ‘60. I film li ho scelti io anche se Giuseppe ha un po’ corretto il tiro perché in effetti avevo scelto titoli davvero molto difficili.In alcuni casi si trattava di film troppo ricercati anche per un pubblico di nicchia come quello del Detour!

Marco:Alla fine abbiamo scelto film come Vialedeltramonto, Rapinaamanoarmata e anche cose meno viste tipo Unbacioeunapistola che credo sia stato quello che ha avuto un maggiore pubblico.

Vittorio:Io invece mi sono occupato di scegliere il film per il sabato pomeriggio. Ho pensato a titoli adatti a tutti, e comunque a film che piacciono a me: da Ricominciodacapo a Laereopiùpazzodelmondo

Giulio: Io avevo il compito di video-documentare le attività e di fare interviste. in pratica dovevo imparare ad usare la telecamera, mantenere l’inquadratura stabile e ottenere delle riprese che fossero utilizzabili. Alla fine, penso di aver fatto un buon lavoro per essere stata la mia prima volta.

Elena:Il mio compito è stata l’accoglienza. Dovevo registrare le nuove iscrizioni, contare i soldi del tesseramento. All’inizio mi affiancavano Giuseppe o Riccardo. Poi ho imparato a gestire la situazione da sola. Trovavo il mio compito assolutamente rilassante. A parte quando mancavano gli spicci per dare il resto, allora sì  diventava un problema!

Vittorio:Nel mio compito non ho mai avuto grossi problemi, forse perché ero l’unico che non era nuovo a quel tipo di incarico. Infatti fin dalla terza proiezione del 2008 mi sono sempre occupato io della parte tecnica del cineforum.

Giuseppe:Chi vuole raccontare come si svolgeva il lavoro?

Marco: Arrivavamo un’ora e mezza prima della proiezione, e ciascuno prendeva posto nel cineclub: Elena sistemava la cassa e numerava le tessere. Vittorio verificava il corretto funzionamento del film, del proiettore e il volume di sala. Poi, a turno, controllavamo che tutto fosse in ordine, che la sala, il foyer e il bagno fossero puliti. Nel caso mancasse qualcosa, provvedevo io stesso ad acquistarlo.

Elena: Prima dell'arrivo del pubblico eravamo soliti andare a prendere un aperitivo tutti insieme e a me questo piaceva molto anche perché così potevamo chiacchierare fra di noi.

Giulio: Io riprendevo sempre! Anche quando andavamo fuori a fare acquisti o a prendere un pezzo di pizza, io documentavo tutto. A volte mi stancavo a tenere la telecamera in mano, ma cercavo di resistere perché sapevo che stavo svolgendo un lavoro.  Diciamo che il cineclub mi ha aiutato perché quando mi sono iscritto all’Accademia (di cinema, n.d.c.) sono arrivato preparato. E poi i miei docenti sono rimasti stupiti del fatto che partecipavo alla gestione di un cineclub.

Marco:Io ho capito come ci si comporta in una dinamica lavorativa. La responsabilità che uno ha sul lavoro. Ho imparato a compilare le schede dei film da dare agli spettatori che entrano in sala, a parlare in pubblico. Le prime volte che dovevo presentare un film avevo il cuore in gola. Non mi venivano le parole e avevo il terrore di guardare in faccia gli spettatori. A lungo andare mi ci sono abituato e alla fine è diventato una cosa molto piacevole.

Vittorio:Trovo piacevole l’aspetto tecnico della proiezione. Mi piace anche selezionare film per rassegne ma come ho detto preferisco farlo in un contesto non Asperger. Ad esempio, dopo questa esperienza, ho curato tre rassegne in un altro locale romano. In queste serate io mi sono sentito uno come tutti gli altri. Ho bevuto la mia birra, ho visto come reagisce il pubblico anche se, in realtà, non mi interessa molto come reagisce. Se il film piace bene, altrimenti…

Marco:Per quanto mi riguarda invecesentivo la responsabilità per la serata. Mi sentivo emozionato e preoccupato pensando alla reazione del pubblico rispetto ad una serata organizzata da me. Non nego che a volte sono rimasto deluso perché non sono mancate le serate in cui è venuta poca gente.

Vittorio:Ionon ero stupito. E’ pochissima la gente che sa apprezzare il cinema.

Giulio:Anche io ero molto deluso. Non so, forse i film erano noiosi o forse poca gente era interessata a vederli…

Marco: Noiosi non credo, io direi difficili. Forse il pubblico si è disabituato ad un cinema tradizionale, in bianco e nero... La cosa strana è che quando avevamo deciso di interrompere la rassegna...

Elena: …si, era la sera di “Un bacio e una pistola”…

Marco: Infatti. E proprio quella sera abbiamo avuto la sala quasi piena. A quel punto abbiamo deciso di continuare e abbiamo capito una cosa che, il pubblico è …

Giulio:assolutamente imprevedibile!

Vittorio: Aggiungerei ottuso! Perché questi se non gli dai NataleaCortina o Salemme

Giulio:Scusamatichiamoamore!

Vittorio: Per non parlare di Immaturi!

Marco: E noi che proiettiamo Ilbuiooltrelasiepe!

Vittorio: (guardando l’orologio) Comunque s’è fatta una certa, che dite, abbiamo finito? Per me è un po’ tardi e domani devo lavorare.

Giuseppe:E’ vero, sapevo che avevi cominciato a lavorare. Ti secca se ti chiedo che tipo di lavoro stai facendo?

Vittorio: Se proprio devo… in qualche modo ha a che fare col cinema. Diciamo che mi occupo di visionare dei film e di individuare specifiche sequenze.

Giuseppe:Ma pensi di continuare il cineclub oppure…

Vittorio:No, appunto…a questo proposito volevo dirvi che non credo per il prossimo anno di avere il tempo per il cineclub. Mi spiace ma sapete come è il lavoro.

Marco:Io ci sono sicuramente. In questi mesi sarò un po’ preso dagli esami, ma il tempo per il cineclub lo trovo senz’altro.

Elena:Anche io ci sarò. Come ho detto, fare accoglienza mi rilassa!

Giulio: Io ci sarò, ma quello che mi interessa di più è seguire il nostro documentario.

Elena: Se lo prendono in qualche festival io vengo!

Marco: E’ vero, non abbiamo parlato del documentario!

Vittorio:Non vorrei insistere ma s’è fatto piuttosto tardi.

Giuseppe: Ma neppure due parole?

Marco: Diciamo per ora che si intitola “LoSguardodegliAspie”, parla di noi, di questa esperienza…e se i lettori vogliono saperne di più…vorrà dire che HParlante ci ospiterà di nuovo!

Tutti: Allora ciao HP, alla prossima!

 

PER APPROFONDIRE IL PROGETTO

 

LO SGUARDO DEGLI ASPIE a cura di Giuseppe Cacace. Accaparlante marzo 2012 (Ed. Erickson)

IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO Storia dei primi due anni di vita di un cineclub particolare di Adina Adami. Accaparlante giugno 2011 (Ed. Erickson)

CINEMAUTISMO il sito della rassegna curata dall'associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino giunta alla sua 5a edizione.

THE ASPIE SIGHT - LO SGUARDO DEGLI ASPIE il documentario che racconta il progetto di autogestione di un cineclub da parte di quattro ragazzi con sindrome di asperger